Press: Wired

Visioni d’Italia. Noi che inventiamo il mondo

09 novembre 2023
Press: Wired
Questo numero di Wired è dedicato alle eccellenze del nostro Paese. È un numero davvero speciale con interviste e approfondimenti a premi Nobel, astronauti, filosofi e imprenditori.
Vale la pena leggerlo dalla prima all’ultima pagina.
 
Te ne offriamo un assaggio con l’articolo “Noi che inventiamo l’Italia”, all’interno del quale c’è anche il nostro contributo, grazie alle parole del nostro art director Marco Andreoletti.  La penna è quella di Antonio Dini, giornalista e scrittore esperto di innovazione, economia e cultura digitale.
L’autore parte da una considerazione che egli stesso definisce quasi “banale”, ovvero che, se c’è una cosa in cui noi italiani siamo bravi, quella è il design. 
Questo però è solo il preambolo di un racconto che accende i riflettori sulle realtà manufatturiera e digital che stanno nel dietro le quinte e che trasformano le idee più visionarie in prodotti o applicazioni concreti.  

Ma cosa significa “design”?
 
L’onere di circoscriverne lo spazio e gli ambiti spetta a Luciano Galimberti, presidente di ADI, l’associazione per il disegno industriale, che parla del design come di un sistema, di una disciplina orizzontale a tante professionalità e settori. Trasversalità e integrazione di competenze sono quindi fattori chiave di sviluppo e innovazione.
 
È all’interno di questa cornice che vanno lette le parole di Andreoletti, che dialoga con il giornalista parlando di CMF design e di superfici progettate per comunicare e per dare emozioni. I nostri servizi - dalla creatività alle incisioni su stampi - si integrano all’interno di questo sistema in un continuo dialogo con gli altri professionisti  della filiera. In questa ottica la digitalizzazione e il nostro DRE® hanno facilitato le comunicazioni e la visione del quadro generale, ovvero del progetto nel suo insieme.
 
In chiusura, parlando delle sfide che l'avvento dell'intelligenza artificiale porta con sè, Galimberti non ha dubbi «i designer italiani sono i più coraggiosi, quelli che rischiano di più», avvantaggiati dall'immensa tradizione storica e culturale del nostro Paese da cui possono attingere.
Noi ci permettiamo di aggiungere che una tale libertà espressiva si fonda anche sulla consapevolezza che ci sarà sempre qualche azienda manifatturiera altrettanto coraggiosa che dirà «si può fare!».
 
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